I nostri cibi
Lizzano, essendo un paese prevalentemente agricolo, basa la sua cucina sui prodotti che offre la terra, a partire dai legumi, passando per ortaggi e verdure.
Le “fai e ffogghi” sono i piatti tipici del paese, che consiste nel purè di fave accompagnato da verdura lessa (cicoria) o da peperoni verdi fritti; anticamente si amava degustare questo piatto con l’uva, di solito il Primitivo.
Cibo tipico risulta anche la “pettola”, che si prepara il giorno del 22 Novembre in occasione di S. Cecilia, la pietanza è composta da un impasto di farina, acqua e sale che successivamente viene fritta in una pentola di olio d’oliva, le dimensioni sono abbstanza piccole perciò se ne preparano molte; si preferisce gustare questo tipo particolare di frittella appena calda per poter assaporare così la sua croccantezza.
Per ciò che riguarda la carne, i Lizzanesi prediligono la carne ovina, soprattutto l’agnello, proprio quest’ultimo è una componente di un altro piatto lizzanese, “la carne alla pignata” piatto composto da carne di agnello, pomodoro e patate, ricetta vuole che, se si ha a disposizione un camino, la cottura di questo cibo avvenga in una giara di terracotta (pignata) posta sui carboni ardenti.
Piatto tipico lizzanese, ma di importazione barese, sono le “orecchiette con le cime di rapa”, preparato con orecchiete fatte a mano secondo ricetta tradizionale e rape di campagna.
Per via della vicinanza con la città di Taranto, i Lizzanesi amano gustare prodotti ittici, tra cui le più importanti risultano le cozze, preparate in qualsiasi modo, si degustano crude con un pizzico di succo di limone, ma vengono preferite quando vengono preparate con il sugo e la pasta oppure gratinate (con mollica di pane) al forno.
Con le cozze vi si prepara il piatto “riso, patate e cozze”, piatto dove viene preparato l’impasto di riso, cozze e patate con un pizzico di basilico e pomodorini, il tutto messo in una teglia e poi cotta al forno.
Piatto tipicamente lizzanese è la “massa con i ceci”, dove la massa è un particolare tipo di pasta, fettuccine finissime preparate a mano accompagnato appunto dai ceci lessi; tale piatto viene particolarmente esaltato durante la preparazione delle Tavole di S. Giuseppe.
Si possono anche degustare delle particolari cipolle selvatiche chiamate “ampasciuni”, la cui pianta si trova sotto terra, si preparano in qualsiasi modo, lesse, al forno, sott’olio, come condimento in un’insalata ed hanno un retrogusto tipicamente amaro.
Le “rape e fagioli” è un'altra pietanza diffusa nelle cucine Lizzanesi, dove le rape vengono stufate e dopo cucinate assieme ai fagioli (di solito i cannellini), anche questo piatto viene particolarmente esaltato durante le Tavole di S. Giuseppe. Particolare tipo di pane è la “frisedda” (frisa), pane secco confezionato in piccole porzioni rotonde. Dopo una breve cottura il panetto viene tagliato in due con uno spago e le due parti sono rimesse nel forno. Questo da alla parte superiore della frisedda la caratteristica superficie rugosa. Si mangia inzuppandola nell'acqua e poi condendola con olio e pomodoro (frisedda spunzata). Nel campo dei formaggi, prevale su tutti la “casricotta” (cacioricotta), derivato dal latte di pecora e lavorata come una ricotta sino a farla diventare quasi densa.
Il vino regna incontrastato, come bevanda, sulle tavole dei Lizzanesi, di tutti i tipi dalla Malvasia Bianca, al Negramaro per poi passare dal Primitivo.
Oltre all’uva, si possono assaporare varie tipologie di meloni e angurie. Nel campo dei dolci, oltre a dolci tipici preparati in occassione delle tavole devozionali S. Giuseppe, spunta su tutti la "ncartiddáta" (la “cartellata”), non è altro che un pezzo di un impasto di farina e uova, che una volta lavorata la si appiattisce con il mattarello formando strisce sottilissime e subito fritte, dopo vengono cosparse di miele e anicini multicolori o con il zucchero a velo. Tipi di dolci abbinati con la frutta sono i “fichi ccucchiati”, fichi con le mandorle. Dopo aver tagliato i fichi a meta' ma senza separare le due meta', si facevano seccare al sole sui cannizzi.Quindi si preparavano mettendo le mandorle abbrustolite intere al centro tra 2 fichi che venivano pressati aperti l'uno sull'altro.Infine si portavano sulle ramere al forno ad arrostire. Venivano conservati in capase o addirittura “capasuncieddi”, per essere mangiati durante l'inverno. Erano la merenda e i dolci per i piccoli.
|